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Disabilità psico-motoria

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Il desiderio è metà della vita, l’ indifferenza è metà della morte
KAHLIL GIBRAN

 

DISABILITA’
La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.
Non esiste attualmente, a livello internazionale, un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006.
 

La classificazione ICIDH
La classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) del 1980 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra:

- menomazione intesa come perdita a carico di funzioni fisiche o psichiche, e rappresenta l'estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione;

- disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione;

- handicap, svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità


Il punto focale di questa classificazione è la sequenza di definizioni che porta dalla menomazione all’handicap: la menomazione è il danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia (congenita o meno) o di un incidente; la disabilità è l’incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione; l’handicap è lo svantaggio sociale che deriva dall’avere una disabilità. Così, ad esempio, una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non essere handicappata se venissero eliminate tutte le barriere architettoniche, cosicché non le verrebbe precluso l’accesso a nessun settore della vita sociale. È evidente che, in tale accezione, si può contare il numero di disabili, ma non di handicappati; la condizione di handicap è prettamente soggettiva e dipende dalle aspettative di vita e dalle esigenze della persona disabile.

Questo significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l'handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità. L'ICIDH prevede la sequenza: Menomazione--->Disabilità--->Handicap, che, tuttavia, non è automatica, in quanto l'handicap può essere diretta conseguenza di una menomazione, senza la mediazione dello stato di disabilità.
Lo schema è il seguente:

|Menomazione
menomazioni della capacità intellettiva;
altre menomazioni psicologiche;
menomazioni del linguaggio e della parola;
menomazioni auricolari;
menomazioni oculari;
menomazioni viscerali;
menomazioni scheletriche;
menomazioni deturpanti;
menomazioni generalizzate, sensoriali e di altro tipo.

Disabilità:
disabilità nel comportamento;
disabilità nella comunicazione;
disabilità nella cura della propria persona;
disabilità locomotorie;
disabilità dovute all’assetto corporeo;
disabilità nella destrezza;
disabilità circostanziali;
disabilità in particolari attività;
altre restrizioni all’attività.

Handicap:
handicap nell’orientamento;
handicap nell’indipendenza fisica;
handicap nella mobilità;
handicap occupazionali;
handicap nell’integrazione sociale;
handicap nell’autosufficienza economica;
altri handicap.


Tale classificazione negli anni ha mostrato una serie di limitazioni.
Non considera che la disabilità è un concetto dinamico, in quanto può anche essere solo temporanea.
È difficile stabilire un livello oltre il quale una persona può considerarsi disabile.
La sequenza può essere interrotta, nel senso che una persona può essere menomata senza essere disabile.
Nell'ICIDH si considerano solo i fattori patologici, mentre un ruolo determinante nella limitazione o facilitazione dell'autonomia del soggetto è giocato da quelli ambientali.
Negli anni 90, l'OMS ha commissionato a un gruppo di esperti di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF (International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni, dichiarando che l'individuo "sano" si identifica come "individuo in stato di benessere psicofisico" ribaltando, di fatto la concezione di stato di salute. Introduce inoltre una classificazione dei fattori ambientali.
Il concetto di disabilità cambia e secondo la nuova classificazione (approvata da quasi tutte le nazioni afferenti all'ONU) e diventa un termine ombrello che identifica le difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione sociale. In questa classificazione i fattori biomedici e patologici non sono gli unici presi in considerazione, ma si considera anche l'interazione sociale: l'approccio, così, diventa multiprospettico: biologico, personale, sociale. La stessa terminologia usata è indice di questo cambiamento di prospettiva, in quanto ai termini di menomazione, disabilità ed handicap (che attestavano un approccio essenzialmente medicalista) si sostituiscono i termini di strutture corporee, attività e partecipazione. Di fatto lo standard diventa più complesso, in quanto si considerano anche i fattori sociali, e non più solo quelli organici.

Funzioni corporee
Funzioni mentali
Funzioni sensoriali e dolore
Funzioni della voce e dell'eloquio
Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico, respiratorio
Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
Funzioni riproduttive e genitourinarie
Funzioni neuro - muscolo - scheletriche correlate al movimento
Funzioni cutanee e delle strutture correlate

Strutture corporee
Sistema nervoso
Visione e udito
Comunicazione verbale
Sistemi cardiovascolare e immunologico, apparato respiratorio
Apparato digerente e sistemi metabolico ed endocrino
Sistemi genitourinario e riproduttivo
Movimento
Cute e strutture correlate

Fattori ambientali
Prodotti e tecnologia
Ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall'uomo
Relazione e sostegno sociale

Attività e partecipazione

Apprendimento ed applicazione delle conoscenze
Compiti e richieste generali
Comunicazione
Mobilità
Cura della propria persona
Vita domestica
Interazione e relazioni personali
Aree di vita principali
Vita sociale, civile e di comunità
La nuova classificazione è subentrata all'ICIDH il 21 maggio 2001 quale nuovo standard di classificazione dello stato di malattia e di salute.

Differenze tra le due prospettive
L'ICIDH vedeva il problema in una prospettiva organicistica, e il punto di partenza è sempre lo stato morboso (malattia congenita o sopravvenuta, incidente) in seguito al quale si origina una menomazione, intesa come perdita (o anomalia) funzionale, fisica o psichica, a carico dell'organismo. Tale menomazione può sfociare in disabilità, intesa come limitazione della persona nello svolgimento delle "normali" attività, che in seguito può portare all'handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta nell'interazione con l'ambiente.
Quella dell'ICF è una trattazione multidimensionale, che non si limita solo ai fattori organici, definiti come "funzioni" e "strutture corporee", ma vede questi in rapporto a fattori ambientali, personali e sociali. Lo schema generale è: funzioni e strutture corporee <--> Attività <--> Partecipazione.
In sostanza l'ICIDH valutava i fattori di disabilità iniziando dalla menomazione, mentre l'ICF valuta le abilità residue dell'individuo, sostituendo al concetto di "grado di disabilità" quello di "soglia funzionale".
Quindi la disabilità stessa viene vista in senso dinamico, in quanto non solo dipendente da stati patologici cronici, ma anche da fattori psichici e sociali, fattori necessariamente in costante evoluzione.